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Guardiola, Foden e la trappola della logica: perché spiegare tutto significa non cambiare nulla

Immagine del redattore: Andrea Ciccone
Andrea Ciccone
11 mag
Tempo di lettura: 3 min

La mia riflessione della settimana è nata dalle dichiarazioni di Pep Guardiola su Phil Foden, se te le sei perse le trovi qui https://www.instagram.com/p/DYHO6YTDdjW/


Guardatelo bene, Pep Guardiola. Le mani che disegnano geometrie nell’aria, lo sguardo che brucia, le parole cariche di una verità quasi religiosa. "Dobbiamo fare questo, dovete metterci più personalità, bisogna correre meglio".

Le sue intenzioni? Nobili. La sua competenza? Indiscutibile.

La sua efficacia neuroscientifica in quel momento? Vicino allo zero.

Sì, l'ho detto. E ora ti spiego perché, se sei un calciatore che punta al vertice, ascoltare qualcuno che ti dice "cosa devi fare", in alcuni casi, potrebbe essere proprio il motivo per cui non riesci a farlo.

Il miraggio della ragione

L'errore di Pep è il più comune tra i leader, ed è figlio di quella che chiamiamo Illusione di Razionalità.

Siamo convinti che il cervello umano sia una macchina logica: "Ti spiego il problema, tu lo capisci, il tuo corpo esegue".

Mi dispiace deluderti: non funziona così. Soprattutto non sotto pressione.

Quando un giocatore è in una fase di impasse, quando la palla scotta e le gambe pesano come tronchi di quercia, la sua parte logica (la corteccia prefrontale) è già saturata. È spenta. In quel momento, a guidare la macchina non è il pilota lucido che analizza i video tattici il lunedì mattina. A guidare è il sistema limbico, quella parte di noi antica, ancestrale, che reagisce solo a due cose: minaccia o ricompensa.

Dire a un atleta che sta perdendo fiducia "Devi crederci di più" è come urlare a un uomo che sta annegando che "Dovresti provare a galleggiare un po' meglio".

Tecnicamente corretto. Praticamente inutile.

La chimica del blocco

Prendiamo un fatto di attualità. Avete visto le recenti prestazioni di alcuni top player finiti nel tritacarne delle critiche? Quando il sistema nervoso percepisce lo stress da prestazione, il corpo viene inondato di cortisolo. Il cortisolo non è un cattivo ragazzo, ma ha un difetto: "sequestra" le tue abilità motorie fini. Il tocco di palla sparisce, la visione di gioco si restringe, il tempo di reazione rallenta.

Se in questo stato di "sequestro emotivo" l’allenatore aggiunge istruzioni verbali pressanti, non sta dando soluzioni. Sta aggiungendo rumore. Sta chiedendo alla mente logica di fare uno sforzo che la biologia, in quel momento, non può sostenere.

Il cambiamento non passa attraverso la comprensione, ma attraverso l’esperienza.

Come si esce dal fango?

Se senti che il tuo potenziale è chiuso in una cassaforte di cui hai perso la combinazione, non ti serve un discorso motivazionale alla Guardiola. Ti serve un fabbro della mente.

L’allenamento mentale non serve a "spiegarti" come si gioca. Serve a liberare i tuoi circuiti dai detriti della logica eccessiva. Ecco come lavoriamo per uscire dal blocco:


  1. Attiva il Radar delle Opportunità: Se sei in stallo, smetti di chiederti "come ho fatto a sbagliare" o "E se sbaglio?" (che ti riportano nel passato o nel futuro). Attiviamo il "File delle soluzioni" (che i miei calciatori conoscono bene!) Costringe il cervello a smettere di processare la paura e a iniziare a processare ciò che possiamo fare. Il talento vede corridoi dove gli altri vedono ostacoli.

  2. Il Linguaggio dei Sensi: Il cervello parla una lingua tutta sua. Fatta di immagini e sensazioni. Il mental coaching ti insegna a usare "ancore" sensoriali che bypassano la logica e riaccendono istantaneamente il tuo stato di Flow.

  3. Sposta il Focus sull'Intenzione: Invece di pensare a come muovere il piede (interno), proietta la tua mente sulla traiettoria che vuoi dare alla palla o sullo spazio che vuoi occupare (esterno). Il corpo sa già come farlo, devi solo smettere di ordinarglielo.


Conclusione: Meno "Cosa", Più "Come"

Guardiola è un genio, ma la sua comunicazione in quei momenti è un monologo che nutre il suo bisogno di controllo, non la necessità di libertà dei suoi giocatori.

Se vuoi davvero fare il salto di qualità, smettila di cercare qualcuno che ti dica cosa fare. Inizia a lavorare con chi sa come farti sentire nelle condizioni di poterlo fare. Perché tra il dire e il fare, non c’è di mezzo il mare. C'è di mezzo la biochimica del tuo cervello.

E quella, caro calciatore, non si allena con i discorsi motivazionali. Si allena con la scienza.


Guardiola e Foden, Manchester City

 
 
 

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