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C'era un bambino che voleva vincere un derby. Storia di quella parola che pesa più di un macigno e del nemico che si nasconde dietro al suo sussurro.

  • Immagine del redattore: Andrea Ciccone
    Andrea Ciccone
  • 27 lug 2025
  • Tempo di lettura: 4 min

*“Biraghi, lo vinciamo il derby?”*


Una voce pulita, carica di una speranza che solo un bambino possiede. Un campo d’allenamento, il sole, la passione. E un difensore di Serie A, Cristiano Biraghi, un atleta con migliaia di ore di battaglie sulle gambe.


La scena è perfetta. È il test più puro per la mentalità di un professionista.


La risposta del 32enne granata è un sibilo che trapassa l'aria e si conficca dritto nel cuore del problema:


*“Proviamo.”*


Il bambino, con l’intelligenza emotiva purissima di chi non ha ancora imparato a mentire a se stesso, è sorpreso. Non capisce. La sua replica è un gancio che colpisce in pieno: *“Come proviamo?”*.


In questo scambio di 4 secondi c’è più materia per un mental coach di quanta se ne possa trovare in 100 manuali di psicologia. Non è un semplice aneddoto. È un'intercettazione. L’accesso diretto al modello mentale che governa la performance.


Non giudichiamo Biraghi. Lo ringraziamo. Perché con una sola parola ha messo a nudo il virus più letale per un atleta: la convinzione limitante che si traveste da realismo.



La Neuroscienza di una Parola: Perché "Provare" è Programmarti per Fallire


Analizziamo la parola "provare" per capire dove nascono i fallimenti.


"Provare" non significa "fare". Non significa "lottare". Non significa "vincere".

Dal punto di vista della Programmazione Neuro-Linguistica, "provare" contiene un presupposto devastante: la possibilità del fallimento.


Quando dici al tuo cervello "provo a...", lui non sente l'intenzione positiva. Sente il dubbio. Attiva uno scenario in cui l'azione è disgiunta dal risultato. Si prepara allo sforzo, non alla conquista.

Studi scientifici hanno dimostrato come le parole attivino specifiche risposte neurofisiologiche, rilasciando ormoni come il cortisolo (l'ormone dello stress) in risposta a input negativi o incerti.


Il bambino lo sa. Il suo istinto è puro. “Come proviamo? Lo dobbiamo vincere”.

In quella frase c'è un comando, non un tentativo. C'è una convinzione potenziante.


Questo ci porta dritti al cuore del tuo motore interno: il Dialogo Interno.

La risposta di Biraghi non è nata lì per caso. È la manifestazione esterna di un copione che, probabilmente, gira nella sua testa e in quella di migliaia di altri atleti. È radicata ed è la voce che dice: “È difficile”, “Loro sono forti”, “Speriamo bene”.


E tu? Qual è la voce che senti nella tua testa prima di un rigore, di uno scatto decisivo, di un contrasto? È una voce che comanda o una che spera?


Il Crollo dell'Autoefficacia e la Fuga dalla Responsabilità


La seconda parte della risposta di Biraghi è, se possibile, ancora più rivelatrice.


“Vieni a giocare tu per noi? Magari... Se ce lo fai vincere ti facciamo giocare”.


Questa non è una battuta innocente. È un classico meccanismo di difesa: lo scarico della responsabilità. Invece di assorbire l'energia della richiesta del bambino e trasformarla in carica, il giocatore la devia, proiettandola all'esterno.


È il segnale che l'Autoefficacia in quel momento è bassa. L'autoefficacia, concetto introdotto dal pioniere della psicologia Albert Bandura, è la fiducia nelle proprie capacità di portare a termine un compito e raggiungere un obiettivo. Chi ha un'alta autoefficacia affronta le sfide. Chi ce l'ha bassa, cerca una via di fuga.


Il bambino, in questo, è un gigante. La sua autoefficacia è alle stelle. Mettiamoci l'entusiasmo dell'inizio stagione. Il sogno di vivere una stagione ricca di soddisfazioni.

Non ha dubbi, non ha filtri. Ha solo un Focus: la vittoria.


Questo scambio ci insegna una lezione brutale e meravigliosa: spesso, la mentalità più potente non risiede nell'esperienza, ma nella purezza dell'intenzione.


E per lo stesso motivo, non può funzionare il post del calciatore che ha cercato di spiegare e giustificare la sua risposta dicendo che "era ironica". Come abbiamo detto in precedenza, il cervello riceve e processa quello che vede e quello che sente. Non le presunte intenzioni.



Dal "Provare" al "Fare": Installa il Software dei Vincenti


Adesso basta parlare di Biraghi. Parliamo di TE.


Quante volte prima di una partita hai detto: "Oggi provo a dare il massimo”?

Quante volte hai pensato: “Speriamo di non sbagliare quel passaggio”?


Ogni volta che lo fai, stai installando un software depotenziante nel tuo cervello. Stai dicendo ai tuoi muscoli, ai tuoi nervi, al tuo istinto di prepararsi al dubbio, non alla certezza.


Ma la buona notizia è che tu sei l'amministratore di sistema della tua mente. Puoi disinstallare i programmi inutili e caricare quelli che ti servono per entrare in uno stato potenziante.


Smetti di "provare". Inizia a "fare".

Smetti di "sperare". Inizia a "decidere".

Smetti di "cercare di non sbagliare". Inizia a "focalizzarti su come fare giusto".


Non è un gioco di parole. È neuroscienza applicata. Le parole che scegli diventano la chimica del tuo corpo. Cambia le parole e cambierai il tuo stato, la tua energia e, alla fine, la tua performance.


Il derby, la partita della vita, la finale del campionato... si vincono prima nella tua testa. E si vincono scegliendo il codice giusto con cui programmare la tua mente.


Hai appena visto come una singola parola possa svelare e sabotare il software mentale di un atleta professionista. Questo non è un aneddoto, è la prova che la tua performance è governata dal codice che usi nel tuo dialogo interno.


La domanda è: quale software stai usando tu? Stai ancora girando con un sistema operativo basato sul "provare", sulla "speranza" e sulla "paura di sbagliare"?


Se sei stanco di essere il risultato delle circostanze e vuoi diventare l'architetto della tua mentalità, se vuoi smettere di "provare" e iniziare a "vincere" le partite decisive prima ancora di scendere in campo, come hanno già fatto decine e decine di calciatori prima di te, sei nel posto giusto.

Dal 2013 lavoro con Calciatori professionisti e giovani che aspirano a diventarlo, se ancora non l'hai fatto puoi leggere alcune delle loro storie nel mio libro "Con la Testa Giusta".

Lo trovi qui, all'interno del mio sito.


Biraghi e il botta e risposta con il tifoso bambino

 
 
 

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