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Cambiare Squadra: gli errori che il 90% dei Calciatori (e dei genitori) commette

  • Immagine del redattore: Andrea Ciccone
    Andrea Ciccone
  • 16 giu
  • Tempo di lettura: 4 min

Fine stagione. Senti quella parola nell'aria? "Cambiamento".

È una sirena, un incantesimo potente che si attiva ogni anno. Iniziano i provini, le telefonate, le promesse. La mente del giovane calciatore (e non solo la sua) inizia a proiettare un film: un allenatore che "finalmente ti capisce", una squadra dove "avrai più spazio", un futuro dove tutto è più facile, più veloce, più luminoso.

Ma fermati un istante. Ascolta bene. Quella voce che sussurra "cambia", è davvero la tua? O è il codice linguistico dell'ansia di qualcun altro?

Spesso, dietro questa parola magica non c'è una strategia di crescita, ma una fuga emotiva. È il programma che si attiva quando il cervello vuole scappare dal dolore. E chi lo instilla? Spesso gli adulti. Genitori, procuratori, consiglieri. Mossi da buone intenzioni, certo. Ma le buone intenzioni non bastano per un corretto allenamento mentale nel calcio. Anzi, a volte sono il primo passo verso la trappola.

Il codice nascosto dietro la parola "Cambiare"

Perché si attiva questa sequenza? Analizziamola. Si cambia perché la parola "panchina" è stata codificata come un fallimento, un'umiliazione da cui fuggire. Si cambia perché una stagione difficile è diventata la prova che "qui non posso farcela". Si cambia perché si obbedisce a un copione antico: "l'erba del vicino è sempre più verde".

Ma cambiare come reazione a uno stimolo negativo non è una scelta. È un riflesso condizionato. E il rischio è devastante: creare un atleta che, alla prima difficoltà, cerca la via d'uscita invece di costruire la soluzione. Un atleta che non impara mai a conquistare, ma solo a cercare un posto già pronto.

L'incantesimo della permanenza: perché accettare la sfida è il tuo allenamento mentale più potente

A volte, la vera magia non è andare via. È restare. Non per debolezza, ma per strategia.

Restare è l'arena dove alleni i muscoli mentali più importanti:

  • La Resilienza: Impari a gestire la frustrazione di una panchina, di un errore, di un allenatore che non ti regala nulla. Trasformi il veleno in medicina.

  • L'Antifragilità: Non solo resisti allo stress, ma lo usi per diventare più forte. Ogni difficoltà superata è un livello di esperienza in più nel tuo essere calciatore.

  • La Costruzione di uno Status: Ti guadagni la fiducia, il rispetto, un ruolo. Non perché ti è stato dato, ma perché te lo sei preso con il lavoro e la costanza. Impari a influenzare l'ambiente, non a subirlo. Questo significa essere un vincente.

  • Il Potere delle Relazioni: Non spezzi legami, senso di appartenenza, radici. Elementi che nutrono la tua sicurezza interiore, il tuo vero "spogliatoio" mentale.

Il segnale di allarme: quando cambiare squadra diventa una scelta strategica (e non una fuga)

Attenzione. Non ti sto dicendo che cambiare è sempre sbagliato. Ci sono ambienti tossici. Luoghi in cui il linguaggio usato ti svaluta sistematicamente. Contesti dove i valori non sono allineati ai tuoi. Allenatori che non allenano, ma demoliscono.

In questi casi, andarsene non è una fuga. È autodifesa. È una scelta lucida per proteggere il tuo potenziale e la tua salute mentale.

La differenza è tutta qui: stai scappando da una difficoltà che potresti superare, o ti stai allontanando da un ambiente che ti sta avvelenando?


Le 4 domande-chiave per disinnescare questa trappola mentale

Prima di attivare la sequenza del "cambiamento", fermati. Poni a te stesso (o a tuo figlio) queste 4 domande potenti. Sono la tua cassetta degli attrezzi per un mental coaching efficace.

1. Di chi è davvero questa voce? È la mia, che nasce da un bisogno autentico di crescita? O è l'eco delle paure, delle ambizioni o delle delusioni di qualcun altro (genitori, amici, fidanzata, moglie, procuratore)?

2. È una scelta o una fuga? Sto cercando un nuovo stimolo per mettermi alla prova e migliorare (scelta), o sto scappando da una panchina, da un compagno scomodo, da una fatica che non voglio affrontare (fuga)?

3. Cosa sto lasciando, oltre a quello che spero di trovare? Analizza non solo il guadagno potenziale, ma anche il costo reale. Amici, abitudini positive, un ambiente conosciuto, la stima di chi crede in te. A volte il prezzo da pagare è più alto del premio.

4. Ho l'equipaggiamento emotivo per il cambiamento? Sono pronto ad essere "quello nuovo"? A ripartire da zero, a dover dimostrare tutto di nuovo, a gestire la nostalgia e l'incertezza? Il cambiamento è uno stress. Sei allenato per gestirlo?

Il vero game plan: scegliere, non reagire

Il punto non è restare o cambiare. Il punto è la qualità del processo decisionale. Cambiare non è un fallimento. Restare non è una rinuncia.

Sono entrambe strategie. Ma una strategia, per definizione, è consapevole, pianificata, intelligente. Una reazione è istintiva, emotiva, spesso controproducente.

La fretta è una pessima consigliera. Le scelte ponderate sono il miglior allenamento che esista.

Se sei un genitore o hai a che fare con un giovane calciatore:

  • Accompagna, non sostituirti. Guida i ragazzi a porsi le domande giuste, non a ricevere le risposte pronte.

  • Allena al confronto, non alla fuga. La difficoltà è un'opportunità, non una condanna.

  • Insegna a costruire fiducia, non a inseguire promesse.


Governa la tua mente, o sarà lei a governare te. E la prima mossa per governarla è scegliere con consapevolezza il campo in cui giocare la prossima partita.

Se vuoi iniziare a programmare la prossima stagione, per vivere il tuo miglior campionato di sempre, il momento è ora. Contattatami per sapere come fare per iniziare un percorso di allenamento mentale.

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