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Il Segreto Nascosto Dietro le Frasi degli Allenatori (ma non solo): Manipolazione o Motivazione?

  • Immagine del redattore: Andrea Ciccone
    Andrea Ciccone
  • 29 ago
  • Tempo di lettura: 3 min

È ripartito il campionato, sono ripartite le gare ufficiali e sale stampa, giornali e media sono tornati a riempirsi delle dichiarazioni pre-partita degli allenatori che dichiarano: "Sarà una gara difficile", "Sarà una partita complicata", "Il nostro girone è il più complicato del torneo." Frasi sentite e risentite, quasi un rito scaramantico, un lasciapassare per la prudenza. Un vero e proprio luogo comune del mondo pallonaro, un cliché che si ripete stagione dopo stagione, come il classico coro della curva o il gol dell'ex.

Ma siamo sicuri che sia solo prudenza? O c'è molto di più, una sottile programmazione neuro-linguistica che si insinua nelle menti dei calciatori, modellando la loro percezione della realtà ancor prima che il fischio d'inizio?


Dal punto di vista delle neuroscienze e dell'intelligenza linguistica, queste espressioni non sono affatto neutre. Il nostro cervello non è un semplice registratore passivo. È un potente elaboratore di significati, un interprete che trasforma le parole in immagini, sensazioni ed emozioni. Quando sentiamo ripetutamente "difficile" o "complicato", il nostro sistema limbico, sede delle emozioni, si attiva. Inizia a generare scenari mentali coerenti con quelle parole: ostacoli, fatiche, avversari insormontabili. È una sorta di "priming" negativo.

Le evidenze scientifiche sono chiare: il linguaggio non descrive semplicemente la realtà, ma la crea. Il nostro cervello ragiona per immagini. Ogni parola evoca una rappresentazione mentale. Se dico "limone", la tua mente non pensa alla parola in sé, ma all'immagine di un limone: il colore giallo, il sapore aspro, la sensazione di acidità in bocca. Allo stesso modo, quando l'allenatore dice "gara difficile", la tua amigdala (una parte del cervello coinvolta nell'elaborazione delle emozioni, in particolare la paura) riceve un segnale. Vengono attivate reti neurali che richiamano esperienze passate di difficoltà, sfide ardue, sconfitte. Non è una semplice informazione; è una call-to-action per il tuo sistema di allarme interno, che modifica istantaneamente la tua percezione della realtà imminente, rendendola più minacciosa e meno gestibile. È la differenza tra "guardare la salita" e "percepire la pendenza".

Pensaci bene. Se prima di affrontare una prova ti senti ripetere che sarà "complicata", cosa succede? A livello inconscio, la tua mente si prepara a una lotta estenuante. Le tue risorse energetiche, mentali e fisiche, si orientano verso la gestione della difficoltà. La focalizzazione non è più sul "come" vincere, ma sul "come" sopravvivere alla "complicazione".

Questo può tradursi in una minore fluidità di gioco, in un eccesso di prudenza, in un blocco creativo. Non è magia, è neurofisiologia.

Le parole creano percorsi neurali che influenzano la produzione di neurotrasmettitori come il cortisolo (ormone dello stress) o la dopamina (legata alla motivazione e al piacere). Un linguaggio orientato alla difficoltà può aumentare lo stress percepito e diminuire la motivazione intrinseca.

Sappiamo che il linguaggio è uno strumento potentissimo di modellamento della realtà. Se un allenatore vuole infondere determinazione, non dovrebbe forse orientare il linguaggio verso le opportunità, le sfide stimolanti, la preparazione meticolosa? "Sarà una grande prova, dove potremo dimostrare il nostro valore" suona molto diverso da "sarà una gara difficile". Il primo incita all'azione positiva, all'espressione del potenziale; il secondo predispone alla difesa, alla contrazione.

Il punto non è negare la realtà o sottovalutare l'avversario. Anzi. Il punto è scegliere consapevolmente le parole. Un allenatore esperto di intelligenza linguistica sa che può riconoscere la forza dell'avversario ("hanno ottimi giocatori"), senza però usare aggettivi che etichettano l'intera partita come un'impresa quasi impossibile ("sarà difficilissimo"). Può parlare di "sfida stimolante" anziché di "partita complicata". Può enfatizzare la "preparazione eccellente" della propria squadra, piuttosto che le "insidie" dell'avversario.

La differenza è sottile, ma gli effetti sul campo sono giganteschi. Un calciatore che entra in campo con la convinzione di affrontare una "sfida" è proattivo, cerca soluzioni, è creativo. Un calciatore che entra in campo con la convinzione di affrontare una "difficoltà insormontabile" è reattivo, prudente, timoroso di sbagliare.

Il linguaggio modella le aspettative, e le aspettative modellano la performance.

Quindi, la prossima volta che sentirai quelle frasi pre-gara, ricordati: le parole non sono solo aria. Sono architetti invisibili del tuo stato d'animo e delle tue azioni. Impara a decodificarle, a proteggere la tua mente dalle loro influenze meno utili e a scegliere tu stesso il linguaggio che ti porta alla vittoria, quella vera, che si gioca tra la tua testa e il campo.



Allegri allenatore del Milan in conferenza stampa

 
 
 

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