top of page

Hachim Mastour e il prezzo dell'illusione

  • Immagine del redattore: Andrea Ciccone
    Andrea Ciccone
  • 27 giu
  • Tempo di lettura: 4 min

Immagina un bivio. A sinistra, la strada è lunga, in salita, fatta di sudore, pazienza e silenzio. È la via della maturazione e della crescita graduale: umana, fisica e tecnica. A destra, c'è un'autostrada scintillante, illuminata dai flash dei fotografi. Promette fama immediata, contratti milionari, video virali con Neymar.

A 16 anni, Hachim Mastour e chi per lui, ha imboccato l'autostrada. E ha scoperto a sue spese che portava a un vicolo cieco.

«Dopo il Milan, mi hanno giurato che non avrei mai più messo piede in campo. Lì ho conosciuto la depressione».

Queste parole, rilasciate a Cronache di Spogliatoio, sono il suono di un castello di carte che crolla. Ma non è stato il vento a buttarlo giù. È crollato perché le fondamenta erano state costruite sulla sabbia delle scelte sbagliate. La storia di Mastour è il racconto di un talento divorato da un sistema cattivo ma è anche il manuale su come NON gestire un potenziale immenso, un monito potentissimo sulla responsabilità personale e familiare nel mondo dello sport.

L'illusione della "Macchina da soldi"

Analizza con lucidità le sue parole: «Ho realizzato di essere diventato solo una ‘macchina da soldi’ per molti». La domanda che dobbiamo porci non è "chi lo ha trasformato in questo?", ma "chi ha permesso che accadesse?".

Un ragazzo di 15-16 anni non firma contratti, non negozia con gli sponsor, non sceglie un agente. «Io ero piccolo: non sapevo, non capivo. Mi sono semplicemente fidato». Ecco il cuore del problema. La fiducia mal riposta. È qui che la responsabilità si sposta da un "sistema" astratto a un nucleo molto concreto: la famiglia, i primi consiglieri, l'entourage.

Quando scegli di far posare tuo figlio per uno spot con Neymar prima ancora che abbia giocato una partita vera in Serie A, stai facendo una scelta. Stai comunicando al mondo, e soprattutto a lui, che l'immagine conta più della sostanza. Che la monetizzazione del talento è più importante della sua coltivazione.

Mastour chiedeva un «progetto tecnico», ma le decisioni prese intorno a lui urlavano «progetto economico». Non si può servire due padroni. O costruisci un calciatore, o costruisci un influencer che gioca a calcio. La tragedia di Mastour è stata tentare di essere entrambi, finendo per non essere nessuno dei due. La pressione non è venuta solo dall'esterno; è stata amplificata dalle scelte di chi avrebbe dovuto proteggerlo.


Il cimitero delle scelte sbagliate

Il percorso di Mastour è un sentiero già battuto. Il calcio è pieno di carriere deragliate non per mancanza di talento, ma per una catastrofica gestione delle decisioni.

Prendi Freddy Adu. A 14 anni era il volto del calcio USA, con un contratto milionario in tasca e una sponsorizzazione Nike da un milione di euro. Si hai letto bene, 1 milione di euro, a 14 anni. La scelta fu quella di lanciarlo subito nell'arena dei professionisti, bruciando ogni tappa formativa. Il risultato? Un eterno girovagare, schiacciato da un'etichetta che non poteva sostenere. Non fu sfortuna, fu una pessima pianificazione strategica.

O pensa a Bojan Krkić. Cresciuto nel Barcellona, etichettato "nuovo Messi". La scelta di gettarlo nella mischia senza un adeguato supporto mentale per gestire la pressione disumana del paragone lo ha portato a soffrire di attacchi d'ansia. Il talento c'era, la struttura di supporto alla persona, no.

La lista è lunga, si potrebbe continuare per ore.

Questi non sono incidenti. Sono schemi. Schemi che si attivano quando la fame di successo immediato prevale sulla visione a lungo termine.


Come evitare la trappola: manuale per atleti e famiglie

Se il talento è il motore, le scelte sono il volante. Puoi avere un V12, ma se continui a sterzare verso il muro, ti schianterai. Ecco cosa fare per tenere la rotta.

1. Definire il "Perché" non negoziabile: la passione. La prima scelta fondamentale è l'intenzione. Perché lo fai? Per la gloria? Per i soldi? O per l'amore incondizionato per il gioco? Se il motore non è una passione viscerale, al primo contratto importante o alla prima difficoltà, l'intera struttura cederà. La famiglia deve custodire questo fuoco sacro, non usarlo per scaldarsi con i soldi degli sponsor.

2. Scegliere architetti, scartare venditori. La squadra che ti circonda è la scelta più importante della tua carriera. Devi cercare architetti, non venditori. Il venditore ti offre il contratto più alto subito. L'architetto serve a "progettare" il tuo percorso, ti parla di tappe di crescita, di aree di miglioramento e di strumenti per sviluppare il tuo potenziale. Impara (e insegna a tuo figlio) a fare le domande giuste: "Qual è il piano di crescita per i prossimi 3-5-10 anni?" e non "Quanto mi offrono?".

3. Essere il CEO della propria carriera. Un giovane atleta e la sua famiglia devono comportarsi come il consiglio di amministrazione di una startup: la "Carriera S.p.A.". Non si delega alla cieca. Bisogna studiare, informarsi, capire i contratti, valutare i percorsi. Essere ignoranti in materia non è una scusa, è una colpa. La fiducia è un punto di arrivo, non di partenza. Va concessa solo a professionisti seri, con uno storico di carriere ben gestite, di risultati comprovati, non a chi promette la luna, a chi ha più follower sui social o a chi posta la foto abbracciato al calciatore X.

4. Investire sulla Persona, non solo sul Personaggio. Un calciatore che è solo un calciatore è un uomo a rischio. La vera vittoria è costruire un'identità solida fuori dal campo. Incoraggiare lo studio, le passioni, le relazioni umane, lo sviluppo di una forte intelligenza emotiva. Un Mental Coach non è un lusso, è una necessità strategica per imparare a gestire la pressione che le TUE STESSE SCELTE hanno contribuito a creare.


«Cosa direi a quel bambino oggi? Di non mollare». Questa frase di Hachim Mastour, riletta oggi, assume un significato più profondo. "Non mollare" non significa solo non arrendersi in campo. Significa non mollare il controllo della tua vita. Significa non delegare le scelte più importanti. Significa avere il coraggio di scegliere la strada in salita, quella del lavoro silenzioso, quando tutti ti spingono verso l'autostrada scintillante del successo facile.

La storia di Mastour non è una condanna del calcio. È la prova definitiva che il talento, senza la guida di scelte sagge e responsabili, è solo il modo più veloce per andare a sbattere. La tua carriera non la decide il "sistema". La decidi tu. A ogni bivio. A ogni firma. A ogni "sì" e, soprattutto, a ogni "no".

Hachim Mastour ai tempi del Milan in una sfida al Real Madrid

 
 
 

Commenti


bottom of page