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Nel pre-campionato non si gioca. Si sopravvive a ciò che si pensa

  • Immagine del redattore: Andrea Ciccone
    Andrea Ciccone
  • 25 lug
  • Tempo di lettura: 4 min

Stai sudando. Il sole del ritiro estivo picchia forte, le gambe sono pesanti come il piombo e il Mister urla schemi che sembrano geroglifici. Poi, durante la partitella, accade.

Un dribbling ti riesce alla perfezione. Un lancio di 40 metri che si posa esattamente sul piede del compagno. Un tiro da fuori area che si insacca all'incrocio.

E nella tua testa scatta qualcosa.

Un click.


Cosa ho fatto di diverso?


Forse sono le scarpe nuove. O la colazione, leggermente diversa dal solito. O forse quel nuovo rituale che hai improvvisato prima di entrare in campo: tre saltelli sulla gamba sinistra e uno sguardo fisso alla traversa. Hai trovato la formula. Il segreto. Da ora in poi, non potrai più farne a meno.

Se ti riconosci in questo schema, fermati. Respira.

Devo darti una cattiva notizia: sei appena caduto nella trappola più antica e potente del mondo, un bug installato di serie nel tuo cervello.

Questo bug ha un nome: Apofenia.

È la tendenza, del tutto inconscia e umana, a vedere schemi e connessioni tra eventi che, in realtà, non hanno alcun legame. Il tuo cervello è una macchina progettata per trovare scorciatoie, per dare un senso al caos. E lo fa in continuazione, soprattutto sotto pressione. Vede due eventi casuali allineati – un calzino indossato al contrario e un gol segnato – e crea un collegamento. Un collegamento che ti dà una fragile e illusoria sensazione di controllo.

Illusoria, perché non è controllo. È una schiavitù.

Cosa succede quando, pur ripetendo il tuo "rituale magico", la palla finisce in tribuna? O quando l'allenatore ti lascia in panchina? Lo schema si rompe. La presunta certezza crolla e con essa la tua fiducia. Ti ritrovi a cercare un nuovo schema, un nuovo colpevole, un nuovo amuleto, in un ciclo infinito che prosciuga le tue energie mentali.

Per oltre dieci anni, lavorando con calciatori di ogni livello, ho visto questo bug sabotare più talento di qualsiasi infortunio fisico. Ma ho anche visto i giocatori imparare a gestire queste trappole, smettendo di subire gli schemi perdenti e iniziando a costruire quelli vincenti.

Perché sì, si può fare.

Non hai bisogno di fortuna. Hai bisogno di un aggiornamento del tuo sistema operativo. Ecco tre protocolli neuroscientifici per farlo.


1. Arousal Regulation: Il Termostato della Performance.

L'arousal non è altro che il livello di attivazione fisio-psicologica del tuo corpo. Immaginalo come un termostato. Troppo basso, sei apatico e lento. Troppo alto, sei ansioso, teso e prendi decisioni pessime. L'apofenia ti fa credere che questo termostato sia regolato dagli eventi esterni (un errore, un complimento). La verità è che puoi imparare a regolarlo tu. Attraverso tecniche di respirazione specifiche, routine fisiche e mentali, puoi calibrare il tuo stato di attivazione per portarlo al livello ottimale per la performance, a prescindere da quello che accade in campo.

L'ansia da prestazione diventerà un ricordo lontano che lascerà spazio a fiducia ed energia.


2. Deframing Contestuale: Riscrivi il Significato degli Eventi.

Un errore in partita non è un fallimento. È un'informazione. Una panchina non è una bocciatura. È un'opportunità per osservare e imparare. Il deframing contestuale è la capacità di prendere un evento negativo e inserirlo in una cornice (frame) nuova e potenziante.

Il cervello reagisce al significato che tu attribuisci agli eventi. Cambiando consapevolmente la cornice, cambi la reazione emotiva e fisica. Invece di pensare "Ho sbagliato, sono scarso", il tuo cervello impara a pensare "Ho ricevuto un dato. Ora lo uso per migliorare la prossima giocata". Un esempio su tutti? Rileggi le dichiarazioni di Jannik Sinner subito dopo la sconfitta al Roland Garros. Ha creato una nuova cornice che, guarda un po', l'ha portato ad ottenere una meravigliosa vittoria a Wimbledon.


3. Labeling Emozionale: Dai un Nome alla Bestia per Domarla.

Quando senti salire la pressione, il tuo sistema limbico (l'area emotiva del cervello) si accende e rischia di "sequestrare" la tua parte razionale.

C'è una tecnica potentissima, supportata dalle neuroscienze, per impedirlo: dare un nome preciso all'emozione che provi. Dire a te stesso: "Ok, questa è ansia da prestazione", oppure "Questa è frustrazione per l'errore", attiva la tua corteccia prefrontale, il centro del pensiero logico.

Questo semplice atto di etichettatura smorza l'attività del sistema limbico, riduce la reazione di stress e ti restituisce il controllo.

Non sei più in balia di un'emozione indefinita, ma diventi un osservatore che la gestisce.

Questi non sono "trucchi mentali".

Sono competenze. Sono gli strumenti con cui un calciatore smette di essere una marionetta della casualità e diventa l'architetto della propria mentalità.

L'apofenia ti porterà sempre a cercare risposte facili e fragili all'esterno. Il cervello umano cerca esattamente quello.

L'allenamento mentale scientifico ti insegna a costruire certezze indistruttibili all'interno.


Il pre-campionato è il tuo campo di addestramento. Puoi passarlo a sperare che le cose vadano per il verso giusto, cadendo preda degli stessi vecchi bug mentali. Oppure puoi iniziare a installare un nuovo software, più potente, resiliente e progettato per dominare la pressione.

La domanda che devi porti non è se avrai bisogno di una struttura mentale per affrontare le sfide della stagione.

La vera domanda è: continuerai a usare un'architettura basata sulla superstizione e sulla casualità, o sei finalmente pronto a costruirne una basata sulla scienza della performance?

Dybala pensieroso

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