Perché ho deciso di scrivere un blog (e perché dovresti leggerlo)
- Andrea Ciccone

- 14 lug 2025
- Tempo di lettura: 4 min
Viviamo nell’epoca del “fast”. Fast food, fast fashion, fast learning.
Tutto veloce, tutto pronto, tutto subito.
La promessa è allettante: migliora il tuo focus con tre respiri. Diventa un killer mentale in campo con 10 secondi di video. L'ultima (solo in ordine di tempo) che ho visto Passa dalla panchina al campo in 15 minuti.
Scrolla. Assorbi. Applica. Vinci.
Io ho deciso di scrivere questo blog perché voglio combattere questo modo superficiale di fare le cose, orientato unicamente al business e che gioca con la vita e i Sogni dei ragazzi.
Perchè, diciamocelo chiaramente, anche se la fuori c'è gente che da credito a questa gente, la realtà è che il Fast Mental Coaching: non funziona. E lo sai anche tu.
Lo senti ogni volta che, dopo l’ennesimo video motivazionale su Instagram, torni in campo e ti ritrovi con le stesse insicurezze di sempre, con la stessa fatica a gestire la pressione, a rimanere centrato quando il mister urla o quando sbagli un passaggio facile davanti a tutti.
L'idea in controtendenza è nata proprio da qui, sono convinto che serva uno spazio per pensare, in un mondo che corre troppo in fretta.
Un blog, sì. Una di quelle cose antiche, da leggere con calma, magari anche due volte.
Niente balletti, niente filtri, niente “esercizio miracoloso” da 15 secondi.
Solo parole. Solo pensiero. Solo verità.
E sì, lo so: nemmeno un blog è esaustivo al 100%. Non pretende di esserlo. Ma il blog ha un potere straordinario, tipico delle cose “vecchie”: ci ricorda il valore delle cose lente. Di quelle che maturano col tempo. Di quelle che non devi solo guardare, ma leggere, capire, assimilare.
La verità che nessuno ti dice
Nel mio lavoro di Mental Coach per calciatori, ogni giorno vedo ragazzi – giovani, giovanissimi, ma anche professionisti – che arrivano a me delusi, confusi, stanchi di provare tecniche che non funzionano. Tecniche viste su YouTube, consigliate da profili con migliaia di follower ma zero credibilità.
Nel mondo del calcio, oggi, il web è infestato dai fuffaguru da spogliatoio e dai tuttologi. Gente che si sveglia una mattina e decide di diventare esperto in neuroscienze. Gente che parla di mindset come se fosse una parola magica, e non un sistema complesso di processi neurali, cognitivi ed emotivi interconnessi. Gente che passa con disinvoltura dalla preparazione atletica, tecnica, tattica, alla psicologia dello sport, dalla gestione contrattuale ai consigli sull'alimentazione, come se tutte queste discipline fossero la stessa cosa.
Spoiler: non lo sono.
La mente non è un videogioco, e l’allenamento mentale per calciatori non è un passatempo da fare tra una serie di addominali e l’altra. Non basta la frase motivazionale con lo sfondo di un leone per aiutarti a superare il blackout mentale che ti prende quando stai per tirare un rigore. Non bastano le lucine da accendere e spegnere o la pallina da afferrare al volo per insegnarti a dominare il tuo cervello sotto stress.
Serve ben altro.
Allenamento mentale: roba seria, roba vera, roba per pochi
Io ho deciso di scrivere un blog perché voglio alzare l’asticella del pensiero. Perché voglio raccontare cosa c’è dietro il vero lavoro mentale di un calciatore. Perché voglio che tu capisca che allenare la mente non è uno scherzo. È un processo scientifico. È biologia, è linguaggio, è strategia, è neuroplasticità, è gestione delle emozioni, delle credenze, delle abitudini.
È un’arte. Ma è soprattutto una scienza.
Nel mio lavoro come mental coach di calciatori, ogni percorso è cucito su misura, modellato sulle reali esigenze del giocatore, sulle sue caratteristiche cognitive, sui suoi schemi emotivi. E ogni esercizio – ogni singolo esercizio – ha una base neurofisiologica, è progettato per stimolare precisi circuiti neuronali, per creare nuove connessioni, per modificare comportamenti attraverso il tempo, la costanza, la ripetizione consapevole.
Non c’è nulla di veloce in tutto questo.
E va bene così.
Le cose belle richiedono tempo. Le cose vere, anche.
La mia missione
Scrivo questo blog per chi vuole davvero capire. Per chi è stanco delle scorciatoie. Per chi vuole imparare a dominare la propria mente come domina il pallone. Perché io non vendo illusioni, ma possibilità. E ogni articolo che leggerai sarà un passo in più verso quella versione di te che oggi forse non riesci ancora a vedere, ma che esiste già.
Scrivo questo blog perché qualcuno doveva iniziare a dire le cose come stanno.
E scrivo questo blog anche perché capisco che l’allenamento mentale è per pochi. Perché richiede profondità, responsabilità, lucidità.
È solo per chi capisce che deve andare oltre l’illusione di poter cambiare le cose con l’esercizio appreso da Instagram. Non è snobismo, è onestà. E se sei arrivato fin qui, probabilmente sei già a buon punto.
Se sei ancora qui…
…forse anche tu senti che c’è qualcosa che non torna nel modo in cui ti hanno parlato finora di allenamento mentale. Forse anche tu stai cercando risposte vere, strumenti veri, percorsi veri.
E allora ti dico: sei nel posto giusto. Questo blog non ti cambierà la vita in un click. Ma potrebbe farlo in un anno. Con la giusta disciplina. Con il giusto metodo. Con la giusta guida.
Io ci metto la mia esperienza, il mio studio, la mia passione. Tu, se vuoi, ci metti la tua voglia di diventare davvero forte. Non solo con i piedi. Ma anche con la testa.
E adesso, se vuoi tornare ai reel da 15 secondi, fai pure.
Ma alla fine la differenza tra chi scorre e chi segna sta in cosa decidi di allenare quando nessuno ti guarda.





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